Il pittore fiammingo Van Eyck, nel 1434, realizza il ritratto dei Coniugi Arnolfi. L'italiano Giovanni Arnolfini, stabilitosi in Belgio per motivi legati alla sua attività commerciale, è ritratto assieme ad una donna. I due si tengono per mano e sono abbigliati con delle vesti lussuose; la scena si svolge all'interno di una camera da letto. Alle spalle della coppia c'è uno specchio che riflette due personaggi mentre stanno entrando nella stanza. La luce penetra da una finestra laterale ma sul lampadario la candela è accesa. In primo piano, in basso, è raffigurato un cane. Il pittore esegue con grande minuziosità e con dovizia di particolari questo quadro, che Panofsky ha definito un certificato di matrimonio. In area fiamminga, infatti, si era diffusa l'usanza di poter contrarre matrimonio anche in assenza di un prete, ma occorreva la presenza di due testimoni, la giunzione delle mani e una candela accesa simbolo della presenza divina. Questi elementi si ritrovano tutti nell'opera di Van Eyck. Inoltre, altre iconografie, in forma allegorica contribuiscono a sostenere la tesi di Panofsky. Il cane rappresenterebbe la fedeltà (in questo caso coniugale), mentre la scena si svolge in una camera da letto. L'opera è firmata dal pittore, che sarebbe stato individuato come testimone stesso della celebrazione del sacramento: i due personaggi riflessi dallo specchio, infatti, sarebbero Van Eyck e il suo assistente. Giovanni Arnolfini avrebbe fatto realizzare il dipinto che ritrae il suo matrimonio per avere un ulteriore prova "fotografica" dell'evento.domenica 5 luglio 2009
UN CERTIFICATO DI MATRIMONIO DEL 1434.
Il pittore fiammingo Van Eyck, nel 1434, realizza il ritratto dei Coniugi Arnolfi. L'italiano Giovanni Arnolfini, stabilitosi in Belgio per motivi legati alla sua attività commerciale, è ritratto assieme ad una donna. I due si tengono per mano e sono abbigliati con delle vesti lussuose; la scena si svolge all'interno di una camera da letto. Alle spalle della coppia c'è uno specchio che riflette due personaggi mentre stanno entrando nella stanza. La luce penetra da una finestra laterale ma sul lampadario la candela è accesa. In primo piano, in basso, è raffigurato un cane. Il pittore esegue con grande minuziosità e con dovizia di particolari questo quadro, che Panofsky ha definito un certificato di matrimonio. In area fiamminga, infatti, si era diffusa l'usanza di poter contrarre matrimonio anche in assenza di un prete, ma occorreva la presenza di due testimoni, la giunzione delle mani e una candela accesa simbolo della presenza divina. Questi elementi si ritrovano tutti nell'opera di Van Eyck. Inoltre, altre iconografie, in forma allegorica contribuiscono a sostenere la tesi di Panofsky. Il cane rappresenterebbe la fedeltà (in questo caso coniugale), mentre la scena si svolge in una camera da letto. L'opera è firmata dal pittore, che sarebbe stato individuato come testimone stesso della celebrazione del sacramento: i due personaggi riflessi dallo specchio, infatti, sarebbero Van Eyck e il suo assistente. Giovanni Arnolfini avrebbe fatto realizzare il dipinto che ritrae il suo matrimonio per avere un ulteriore prova "fotografica" dell'evento.
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Anche il noto storico dell'arte Flavio Caroli, sposa la tesi dello studioso lucchese Marco Paoli enunciata nel saggio "Jan Van Eyck alla conquista della rosa" (Maria Pacini Fazzi 2010) secondo la quale il celebre capolavoro della National Gallery di Londra a tutti noto come "I coniugi Arnolfini" rappresenterebbe un autoritratto del pittore Jan van Eyck con la moglie Margaretha. Eminente Storico dell’arte moderna e contemporanea, e ospite fisso nella trasmisione di Fabio Fazio "Che tempo che fa" Caroli nel suo ultimo libro “Il volto dell’amore" (Mondadori) uscito da poche settimane in libreria, dedica un intero capitolo al celebre dipinto di Jan Van Eyck nel quale, citando ampiamente il volume di Marco Paoli sposa e divulga autorevolmente la tesi rivoluzionaria secondo la quale i due personaggi ritratti non sono i mercanti lucchesi Arnolfini. Uno alla volta, Flavio Caroli riprende i punti dell’analisi del “collega” lucchese, arrivando con lui a dimostrare che i due coniugi sono il pittore stesso con la moglie Margaretha, in un autoritratto che il famoso studioso di Ravenna definisce “Il primo ritratto coniugale dell’era moderna”; tesi affascinante ed “eretica”, destinata a far discutere soprattutto gli studiosi anglosassoni che hanno detenuto una sorta di monopolio sull'analisi di quest'opera singolare e simbolica. Caroli nella presentazione del suo volume in alcune trasmissioni televisive e radiofoniche ha avuto modo di diffondere ulteriormente al grande pubblico le conclusioni a cui è giunto Marco Paoli. Soddisfazione, anche da parte dell’Accademia Lucchese di Lettere Scienze ed Arti, dell’editore e, naturalmente, dell’autore, la cui coraggiosa tesi viene definitivamente riconosciuta da uno dei più importanti studiosi italiani. LEGGI ANCHE: Non «i coniugi Arnolfini» ma «i coniugi Van Eyck» - uno studio rivoluzionario loschermo
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